| L’INQUADRATURA
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Che cos’è?
L’inquadratura è l’unità elementare di un film, la sua più piccola componente. Un film, infatti, è un insieme di tante immagini che, proiettate su uno schermo molto velocemente, vengono percepite in movimento. L’inquadratura può essere definita come la porzione di spazio che viene delimitata dalla macchina da presa. Più inquadrature successive formano un’unità narrativa detta sequenza; l’insieme delle sequenze andrà poi a comporre il film. Come si realizza? La realizzazione di un’inquadratura è il risultato di due variabili fondamentali: la distanza da cui si osservano le figure e gli ambienti; il punto di vista scelto per inquadrare l’immagine. Variando questi due elementi si producono inquadrature ed effetti differenti. Come si modificano le inquadrature variando la distanza? Per variare la distanza da cui l’inquadratura viene ripresa si aumenta o si diminuisce lo spazio tra la macchina da presa e il soggetto inquadrato. Proprio sulla base di questa distanza è possibile distinguere vari tipi di inquadrature o, come si dice nel linguaggio cinematografico, vari campi e piani di ripresa. Campo lungo: è l’inquadratura con cui si riprende una porzione di spazio abbastanza ampia, in cui le figure umane presenti sono relativamente definite. Il campo lungo viene spesso usato per fornire un quadro d’insieme di un ambiente, di un luogo. Nell'immagine un'inquadratura La città proibita(2006), un film di Zhang Yimou.
Campo totale: è l'inquadratura con cui si riprende un intero ambiente, cioè la totalità dello spazio scenico. È il caso dell’inquadratura che mostra la stanza in cui si svolge la scena. Piano a figura intera: si realizza riprendendo una persona in tutta la sua statura, in modo tale che la testa raggiunga il margine superiore dell’inquadratura e i piedi tocchino quello inferiore. Piano americano o a mezza figura: si realizza riprendendo una persona fino alle ginocchia. Questa inquadratura conferisce al soggetto un’immagine più confidenziale, rispetto a quella che risulta utilizzando un piano a figura intera. Primo piano: si realizza riprendendo una persona più o meno a mezzo busto. Viene usato, di solito, per cogliere le reazioni emotive di un personaggio e quindi per contribuire a definirne il carattere e la psicologia. Primissimo piano: si realizza riprendendo solamente il volto di una persona. Viene usato infatti per inquadrare ogni minima espressione del viso di un soggetto, per decifrare sentimenti, emozioni ecc. Dettaglio: si realizza riprendendo soltanto un particolare di una persona, come ad esempio una cicatrice, o di un oggetto, come un’incisione o una scritta, che il regista vuole far notare allo spettatore, in quanto utile ai fini della narrazione. Come si modificano le inquadrature variando il punto di vista? Per variare il punto di vista di un’inquadratura si modifica l’angolo con cui viene effettuata la ripresa. In particolare, variando l’angolo di ripresa si ottengono le seguenti inquadrature: frontale: si ottiene disponendo la macchina da presa davanti alle figure da inquadrare. Si tratta dunque di un punto di vista comune, quello con cui le persone osservano il mondo: proprio per questo viene utilizzata quando si vogliono connotare persone o ambienti in maniera neutra dall’alto: si ottiene disponendo la macchina da presa in un punto sopraelevato rispetto al soggetto da inquadrare. In questo modo esso apparirà più piccolo di come è realmente. In termini espressivi, quindi, questa inquadratura fornirà un’idea di oppressione, di miseria o di solitudine dal basso: si ottiene collocando la macchina da presa in una posizione più bassa rispetto al soggetto da inquadrare, in modo da farlo apparire più grande e, quindi, in termini espressivi, più fiero, forte o imponente a piombo: si ottiene disponendo la macchina da presa in posizione perpendicolare rispetto al soggetto da inquadrare. In termini espressivi, una tale inquadratura può servire sia per aumentare il senso di oppressione, sia per segnalare uno stato di tensione, o di pericolo. Può essere il caso dell’immagine di uno strapiombo osservato da una persona che soffre di vertigini inclinata: si ottiene disponendo la macchina da presa in posizione obliqua rispetto ai margini dell’inquadratura. In questo modo si ottiene una sequenza con immagini sghembe, con un orizzonte non lineare che in termini espressivi dà un’idea di squilibrio e di alterazione o in ogni caso di una situazione anormale ed eccezionale. A che cosa serve? Realizzare un’inquadratura significa soprattutto fare una scelta mirata, equivale in particolare a porsi davanti a una certa realtà, scegliendo di riprendere solo una parte di essa e non un’altra. In un film servono quindi molte inquadrature perché ognuna risponde a una precisa esigenza espressiva del regista. La scelta di realizzare le immagini in modi diversi dipende da precise ragioni, dallo scopo di evidenziare o sminuire alcuni aspetti narrativi. Se, ad esempio il regista sceglie di rimanere molto distante da un soggetto lo fa tendenzialmente perché intende inquadrarlo nella sua interezza ma magari confonderlo con l’insieme che lo circonda; viceversa se il regista ha interesse a mostrare da vicino un’espressione del volto, o di mettere a nudo gli stati d’animo e le emozioni del soggetto, sceglie un’inquadratura molto ravvicinata che gli consente di mostrare quanti più tratti della persona. |
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| 28/10/08 | |