| Comico
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Come si riconosce?
Il film comico si riconosce per lo scopo essenziale che lo ispira: divertire e far ridere il pubblico. Per raggiungere tale scopo ogni attore e regista utilizza forme e modalità proprie. I caratteri del genere, quindi, non vanno considerati in astratto, ma ricavati dalle singole personalità che con esso si sono misurate, spesso condizionate dall’epoca in cui hanno vissuto. Charlie Chaplin, per esempio, ha messo in scena un personaggio – Charlot – raccontato con ironia, ma molto connotato sul piano storico (primi anni del Novecento) e sociale (non integrato e antiborghese). E la stessa considerazione vale per molti comici successivi. Charlie Chaplin vive negli anni della diffusione, all’interno delle fabbriche, della cosiddetta catena di montaggio, un metodo di produzione che costringeva l’operaio a gesti ripetitivi e sempre uguali, in modo da ottimizzare i tempi di lavoro. In pratica, in questo modo l’uomo si metteva al servizio della macchina, assecondandone le esigenze e i ritmi. Attraverso il personaggio di Charlot, nel film Tempi moderni (1936), Chaplin ironizzò profondamente su tale metodo, sottolineandone la deriva disumanizzante.
Come si realizza? Il ricorso a specifici canoni ricorrenti, differenziano il comico dagli altri generi cinematografici. Innanzitutto l’equivoco, una situazione narrativa tipica, che consiste in uno scambio di persone, di luoghi, di ruoli dei personaggi, utilizzata come strumento per creare comicità. Ci sono poi le gag, cioè delle trovate sceniche in grado di suscitare nello spettatore un sussulto di riso, tanto più sentito quanto più inatteso. Le gag possono essere verbali, basate cioè su doppi sensi ed equivoci di parole come nel caso di Totò («un nome lungo lungo? Ventimiglia!»); o possono essere gag solo sonore e ritmiche, come quelle dei fratelli Marx. Le gag di solito sono legate alla mimica dell’interprete, per cui ogni comico si caratterizza per una precisa espressione e viene ricordato per un certo modo di dire o di fare che lo distingue dagli altri. Altri canoni del genere comico sono, da un lato, la capacità di creare nel pubblico soddisfazione nel vedere messi in ridicolo alcuni aspetti della vita (ricchezza, cafonaggine, imbranataggine ecc) e, dall’altro, la capacità di indurre lo spettatore a provare le stesse sensazioni che l’attore prova sulla scena. Se per esempio, il pubblico vede l’attore prendere un cono di gelato in faccia, sapendo che il gelato è freddo, percepisce un brivido improvviso. Una doppia coppia di “comici”, particolarmente riuscita è qualla composta da una parte da Totò affiancato da Peppino de Filippo in Totò, Peppino e la malafemmena (1956); dall’altra Massimo Troisi e Roberto Benigni in Non ci resta che piangere(1984). Nei rispettivi film interpretano la stessa gag: la scrittura di una lettera. La prima coppia di attori, in veste di zii, la scrive alla ballerina di cui si è innamorato il nipote, per offrirle una somma di denaro in cambio della rinuncia a frequentare il ragazzo; la seconda coppia, invece, trasportata nel Medio Evo, scrive una lettera a Gerolamo Savonarola per chiedergli di non far del male all’uomo che ha dato loro ospitalità. Quali personaggi utilizza? Per realizzare la comicità spesso vengono presi a bersaglio dell’ironia alcuni personaggi tipici. Tra essi spiccano politici, esponenti delle classi agiate o coloro che esprimono una qualche forma di potere. I film comici delle origini sono pieni di poliziotti «che cadevano nei tombini delle fogne, incespicavano in sacchi pieni di calce, volavano da un vagone ferroviario: uomini che rappresentano la dignità del potere messi in ridicolo e beffeggiati». Tra i più famosi bersagli dell’ironia comica italiana va ricordato Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio, un povero impiegato, costretto a subire ogni sorta di angheria da parte di impietosi colleghi e di tirannici superiori. Altri personaggi tipici dal genere sono figure come quella del maldestro, del coatto, del pignolo. Il maldestro è il personaggio dal fare impacciato e goffo: un giovane incapace che incontra estrema difficoltà nel trovare lavoro, nel legarsi a una donna, nel vincere la propria pigrizia (come quello interpretato da Massimo Troisi in Ricomincio da tre, 1981). Il coatto è invece la maschera comica che rappresenta un personaggio grezzo, ignorante, a volte volgare. Il pignolo, infine, è un tipo caratteriale, riconoscibile per la sua puntigliosa precisione che raggiunge la pedanteria (è il caso del personaggio interpretato da Giovanni in Tre uomini e una gamba, 1998, interpretato dal trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo). In quali ambienti si svolge? Non c’è un ambiente prediletto dal film comico. Ovunque infatti si muova il bersaglio della satira, in ogni contesto accede il comico di turno, il genere lo fa proprio e lo adatta alle sue esigenze. Alcuni link utili: Tempi moderni;Totò Peppino e la Malafemmina; Non ci resta che piangere; Fantozzi. |
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| 22/10/08 | |