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I punti di vista

Che cos’è un punto di vista?
Il punto di vista esprime la prospettiva con cui vengono mostrate le immagini del film. Tale prospettiva può essere riferita:
- alle modalità con cui è stata realizzata l’inquadratura;
- ai soggetti che vi prendono parte, vale a dire ai personaggi;
- alle strutture del racconto.

Come si realizza?
La prospettiva che fa riferimento alle modalità con cui è stata realizzata l’inquadratura è quella che in genere si esprime con l’angolo di ripresa. La prospettiva che fa riferimento ai soggetti che vi prendono parte, invece, può essere distinta in due modi: soggettiva e oggettiva. La prima mostra allo spettatore ciò che sta vedendo uno dei personaggi del film, vale a dire il “suo” punto di vista. La seconda, invece, mostra cose e persone secondo l’ottica di uno spettatore esterno rispetto alle vicende narrate. All’interno di un film questi due tipi di punti di vista il più delle volte convivono insieme. Più raramente si sceglie di seguire una prospettiva completamente oggettiva, mentre è impossibile affidarsi a una soltanto soggettiva, per il semplice motivo che, così facendo, non sarebbe possibile vedere il personaggio attraverso cui vengono osservate le cose e le persone. La prospettiva che fa riferimento alle strutture del racconto è quella che si può sempre definire come soggettiva, perché esprime sempre un tipo di visione riferibile a un personaggio del film, ma in questo caso il suo punto di vista non si riferisce soltanto a una singola immagine del film, ma diventa il motore stesso della narrazione. Tutta la storia narrata nel film, cioè, diventa il frutto di una personale lettura di un personaggio, di un suo sguardo sul mondo, di una precisa interpretazione di determinati episodi. Quando l’intero racconto del film esprime un punto di vista di un personaggio può anche accadere che il codice visivo sia supportato da un codice sonoro, nel senso che alle immagini viene unita anche una voce narrante che guida negli eventi narrati. In alcuni casi questo narratore non coincide con un personaggio del film, ma è semplicemente una voce esterna alla dimensione del film e proprio per questo viene detta “voce off”.

A che cosa serve?
L’angolo di ripresa serve a caratterizzare cose e persone inquadrate in maniera del tutto diversa. Per esempio, un angolo di ripresa frontale esprime un’immagine equilibrata; uno inclinato, al contrario, offre un punto di vista alterato dell’immagine stessa.

Forte, mitico, invincibile: così appare in questa immagine, il protagonista, l’attore Ray Winstone, nel film La leggenda di Beowulf (2007), grazie a un’inquadratura dal basso.



Le inquadrature soggettive, in genere, sono utilizzate per coinvolgere maggiormente lo spettatore e suscitare in lui particolare tensione. La soggettiva, infatti, accresce l’immedesimazione in quanto mostra esattamente ciò che vede un personaggio: se questi per esempio teme di cadere in un burrone, lo spettatore percepisce tale timore in quanto può guardare direttamente nel vuoto e vede lo strapiombo osservato dal personaggio. La sequenza che parte qui sotto e si sviluppa nelle pagine seguenti, è tratta dal film La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock. Il film racconta di un fotoreporter costretto all’immobilità a causa di una ingessatura a una gamba. Così inizia a spiare con la macchina fotografica quanto accade nelle finestre sul cortile, fino a quando non si convince che nella casa di fronte è stato commesso un omicidio di una donna e che tutti i sospetti cadono su suo marito. I fotogrammi forniscono un esempio sia di punto di vista oggettivo che soggettivo. La prima immagine mostra, in chiave oggettiva, l’uomo che guarda con la macchina fotografica stando seduto davanti alla finestra del suo appartamento (James Stewart). Le immagini successive fanno vedere, in soggettiva, ciò che osserva: il marito della presunta vittima che sta avvolgendo dei coltelli (Raymond Burr), poi lo stesso uomo che esce di casa con una valigia in mano e, infine, una donna (Grace Kelly) che, per aiutare l’uomo nelle indagini, si introduce nell’appartamento rimasto vuoto. Quando all’improvviso il presunto assassino ritorna, la donna fa alcuni segni con le mani all’uomo che la osserva. E di questo si accorge anche il presunto assassino che lancia uno sguardo sulla finestra di fronte. Così, lo spettatore, grazie alla soggettiva, può provare lo stesso improvviso timore sentito dal personaggio: l’assassino lo sta guardando negli occhi.

La sequenza che puoi vedere nelle immagini: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, è tratta dal film La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock. Il film racconta di un fotoreporter costretto all’immobilità a causa di una ingessatura a una gamba. Così inizia a spiare con la macchina fotografica quanto accade nelle finestre sul cortile, fino a quando non si convince che nella casa di fronte è stato commesso un omicidio di una donna e che tutti i sospetti cadono su suo marito. I fotogrammi forniscono un esempio sia di punto di vista oggettivo che soggettivo. La prima immagine mostra, in chiave oggettiva, l’uomo che guarda con la macchina fotografica stando seduto davanti alla finestra del suo appartamento (James Stewart). Le immagini successive fanno vedere, in soggettiva, ciò che osserva: il marito della presunta vittima che sta avvolgendo dei coltelli (Raymond Burr), poi lo stesso uomo che esce di casa con una valigia in mano e, infine, una donna (Grace Kelly) che, per aiutare l’uomo nelle indagini, si introduce nell’appartamento rimasto vuoto. Quando all’improvviso il presunto assassino ritorna, la donna fa alcuni segni con le mani all’uomo che la osserva. E di questo si accorge anche il presunto assassino che lancia uno sguardo sulla finestra di fronte. Così, lo spettatore, grazie alla soggettiva, può provare lo stesso improvviso timore sentito dal personaggio: l’assassino lo sta guardando negli occhi.
Il ricorso al narratore, infine, può avere diverse funzioni. Può servire a fornire allo spettatore un’interpretazione precisa di alcuni avvenimenti narrati nel film. Ma soprattutto può riferire quanto risulti impossibile da mostrare attraverso un’immagine, vale a dire il mondo interiore del personaggio, i pensieri e i sentimenti. Completamente opposta è la funzione della voce off, che invece serve a fornire una ricostruzione oggettiva di una vicenda, non riferibile ad alcun personaggio.

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