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Il montaggio

Che cos’è?

Il montaggio è il procedimento che unisce i pezzi di pellicola relativi a due inquadrature girate in momenti differenti. Detto altrimenti è un accostamento di due diverse immagini, realizzato al termine delle riprese, per rendere possibile lo sviluppo narrativo del film.

Come si realizza?

Il montaggio delle immagini deve seguire precise regole. Quando un regista unisce più inquadrature, relative a soggetti, a tempo e a spazi diversi, deve cercare di mettere sempre lo spettatore in condizione di seguire il flusso del racconto. A questo scopo si possono seguire due strade: - utilizzare alcuni strumenti di interpunzione, che svolgono una funzione simile a quella delle congiunzioni nella scrittura, come per esempio la dissolvenza incrociata, che si realizza facendo scomparire progressivamente una prima immagine mentre contemporaneamente, sempre in maniera progressiva, appare una seconda. Altra possibile dissolvenza, definita in apertura o in chiusura, è quella che utilizza un fondo di colore uniforme (solitamente nero) per far scomparire la prima immagine e far apparire la seconda;

In queste due sequenze di immagini vengono mostrati un esempio di dissolvenza incrociata. Nella prima l’immagine di una casa si dissolve mentre contemporaneamente compare quella di un cantiere; nella seconda si vede un montaggio di dissolvenza in chiusura, con la stessa immagine della casa che scompare su un fondo nero.




- fare a meno di qualunque “congiunzione” tra le due immagini affidandosi a uno stacco immediato e confidando sulla capacità dello spettatore di associare logicamente le diverse inquadrature. Se infatti in una prima immagine si vede un uomo che si sveglia e, nell’immagine successiva, lo stesso uomo che esce velocemente di casa, lo spettatore riesce tranquillamente ad associare le due azioni, a colmare cioè con la propria logica quanto non gli è stato mostrato. Per favorire tale associazione logica, però, lo stacco deve seguire delle regole di costruzione. Analizziamone alcune.
Lo stacco su un movimento: è quello che avviene quando nella seconda immagine viene mostrato il proseguimento di un movimento iniziato nella prima. Per esempio, nella prima immagine si mostra un uomo che tira un sasso e nella seconda si riprende lo stesso sasso che prosegue la traiettoria sull’acqua.
Lo stacco su un suono: è quello che avviene quando nella seconda immagine viene mostrata la giustificazione di un rumore, di un suono o di una voce ascoltata nella prima immagine. Per esempio, nella prima immagine si mostrano due uomini che parlano e che vengono interrotti da uno squillo, nella seconda viene inquadrato un telefono che suona. Un montaggio per stacchi sul suono può anche essere considerato quello con cui, in una conversazione tra due persone, viene mostrata alternativamente ora l’una ora l’altra. In questo caso si parla anche di campo e controcampo.
Lo stacco sull’asse (1; 2) : è quello che avviene quando la seconda immagine risulta essere l’ingrandimento o la riduzione della prima, della quale però conserva l’asse dell’inquadratura. Si consideri in una prima immagine il campo lungo di un uomo seduto al timone di barca che guarda in un binocolo e nella seconda lo stesso uomo in primo piano che scruta il mare.

A che cosa serve?

Lo scopo principale del montaggio è di fornire alla sequenza delle immagini che compongono il film un senso, una logica, un ritmo che separatamente non avrebbero. Senza montaggio il cinema sarebbe destinato a riprendere solo la realtà, e quindi a uniformarsi allo scorrere reale del tempo, di fatto insopportabili per lo spettatore. Il montaggio, invece, offre due possibilità diverse: - consente di creare un tempo del film diverso da quello reale;
- consente di imprimere al tempo un’accelerazione tale da mostrare in poche immagini una situazione che nella realtà è il risultato di un lungo processo, avvenuto nel corso di diversi anni. In più, oltre che permettere di sintetizzare il tempo della realtà e di creare un tempo cinematografico dotato di una propria logica, il montaggio consente anche di passare, nel corso della narrazione di un film, da un tempo presente a uno passato o futuro. Questa possibilità di andare indietro o avanti nel tempo rappresenta l’unico modo che il cinema possiede per «coniugare» le immagini. Il salto temporale viene chiamato flash e consiste in una parentesi visiva che, interrompendo l’azione nel presente, la sposta nel passato (flashback) o nel futuro (flashforward).
Il montaggio,però, oltre a collegare due immagini o singole sequenze, può anche raccordare interi blocchi narrativi per poterli quindi narrare insieme. È il caso del montaggio alternato che consente di raggiungere particolari effetti espressivi, come quello di aumentare la tensione nello spettatore, di coinvolgerlo nel seguire un dato evento da due punti di vista diversi, piuttosto che da uno soltanto. In Misterioso omicidio a Manhattan (1; 2) (1993) di Woody Allen racconta un’agiata casalinga, interpretata da Diane Keaton, che si convince che dietro la morte per infarto della sua vicina di casa si nasconda in realtà un uxoricidio (l’assassinio della moglie da parte del marito). Eccitata da questa idea, la donna inizia a compiere delle indagini. In particolare c’è un momento del film in cui si introduce nell’appartamento del vicino, dopo averne trafugato le chiavi dalla portineria. L’uomo è appena uscito, ma una volta in strada si accorge di aver dimenticato qualcosa. E così mentre torna sui suoi passi, la donna sta curiosando in casa sua. Così, in maniera molto emozionante assistiamo a un montaggio alternato tra le immagini della donna nella casa del presunto assassino e quelle del presunto assassino che, all’insaputa di lei, sta tornando a casa.
Caso diverso è quello del montaggio parallelo che si realizza seguendo due blocchi narrativi senza che questi si incontrino mai. I due blocchi, per esempio, possono procedere con lo stesso sviluppo narrativo, per mostrare parallelamente le stesse tappe della vita di due personaggi (l’adolescenza, la scuola, il lavoro ecc.).
Ad esempio Novecento (1976) è un film in due atti di Bernardo Bertolucci in cui si narra la storia di due bambini nati lo stesso giorno, il 1° gennaio del 1900, nello stesso latifondo. Uno però, Olmo (Gérard Deapardieu), è figlio di contadini, mentre Alfredo (Robert De Niro) è l’erede del padrone. Così il film segue le vite parallele di questi due personaggi così vicini eppure così lontani.

Alcuni link utili: Misterioso omicidio a Manhattan (1993); Novecento (1976).


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