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I MOVIMENTI DI MACCHINA

Che cosa sono?
I movimenti di macchina sono, insieme al montaggio, lo strumento con cui passare da un’inquadratura all’altra, per poter procedere nella narrazione del film. Il movimento, cioè, serve a spostare la macchina dalla posizione utile per realizzare una prima inquadratura a quella in cui sarà possibile effettuarne una seconda. Se, per esempio, il regista ha realizzato un primo piano di una persona e di seguito vuole mostrarla seduta a una scrivania all’interno di una stanza, dovrà realizzare un campo totale e quindi collocare la macchina da presa in una posizione più distante da quella che ha occupato per realizzare la prima inquadratura. Potrà raggiungere questa posizione senza interrompere la ripresa, ma semplicemente muovendo la macchina da presa. La stessa soluzione sarà adottata anche quando il soggetto da inquadrare è in movimento: se si vuole riprendere un uomo che attraversa un bosco di corsa, per esempio, bisognerà per forza far muovere la macchina da presa alla sua velocità.

Come si realizzano?
I movimenti di macchina si realizzano e si classificano sia in base agli strumenti o ai supporti utilizzati per effettuarli, sia alla direzione che seguono. Vediamo in che modo.
Carrellata. Si realizza installando la macchina da presa su un carrello mobile che scorre su ruote o su binari, in modo da poterla fare correre lungo un piano. In relazione poi alla direzione del movimento effettuato dalla macchina, la carrellata può essere: in avanti, quando la macchina si avvicina ad un oggetto o ad una figura, passando per esempio da un campo totale a un primo piano; all’indietro, quando la macchina segue il percorso inverso; laterale, quando lo scorrimento del carrello su cui è disposta la macchina avviene verso destra o verso sinistra; circolare, quando il carrello su cui è situata la macchina segue il percorso di una circonferenza; a precedere, quando il carrello scorre davanti a un soggetto in movimento, in modo da precederlo; a seguire quando il carrello scorre alle spalle di un veicolo in movimento.

Un carrello dotato di ruote che scorre su binari.



Panoramica. Si realizza facendo ruotare la macchina da presa attorno a un’asse che resta fermo, in modo da ottenere un movimento simile a quello realizzato da una persona mentre ruota la testa. In relazione alla direzione della rotazione, la panoramica si distingue in: orizzontale, realizzata ruotando la macchina a destra o a sinistra; verticale, realizzata facendo seguire alla macchina un movimento che va dall'alto verso il basso o viceversa; obliqua, realizzata facendo seguire alla macchina un movimento diagonale rispetto ai margini dell'inquadratura.

Dolly o gru.Si realizza sistemando la macchina da presa all’estremità di un braccio mobile, sostenuto da una piattaforma munita di ruote, in modo tale che allo spostamento lungo il piano, reso possibile dalla piattaforma, si può associare anche quello in verticale e in orizzontale effettuato muovendo il braccio. Di fatto con questo tipo di supporto si riesce a passare da un’inquadratura molto ravvicinata, come quella di un dettaglio, a un campo lunghissimo: è sufficiente, infatti, far retrocedere la piattaforma e contemporaneamente alzare il braccio della gru per ottenere l’effetto sperato.

Ripresa a mano. Si realizza disponendo la macchina da presa sulla spalla di un operatore, in modo da seguirne gli stessi movimenti. È ovvio quindi che se l’operatore si muove velocemente, anche le immagini seguiranno un movimento veloce, mosso e traballante.

Steadycam. Si realizza, come nella ripresa a mano, disponendo la macchina sul corpo dell’operatore. In questo caso, però, proprio per evitare i sobbalzi tipici della ripresa a mano, la macchina da presa viene fissata al corpo dell’operatore tramite una particolare intelaiatura, munita di un sistema di ammortizzatori che riesce a tenere ferma la macchina anche nel corso del movimento.

Skycam. Si realizza agganciando la macchina a un cavo di acciaio e comandandola a distanza attraverso impulsi elettronici. Tramite un monitor è anche possibile verificare la stabilità delle immagini che la macchina via via riprende. Questo tipo di movimento è utile soprattutto per realizzare riprese aeree di grande estensione.

Zoom. Non si tratta propriamente di un movimento di macchina, anche se può essere inserito in questo contesto perché visivamente appare come tale. Di fatto serve per effettuare movimento simili a una carrellata in avanti o all’indietro, senza però spostare la macchina ma semplicemente affidandosi a un movimento ottico governato dall’operatore.

A che cosa servono i movimenti di macchina?
Il movimento di macchina è una precisa scelta del regista collegata a una specifica esigenza espressiva. Detto altrimenti il regista decide di muovere la macchina da presa in un certo modo a seconda del fine espressivo che intende raggiungere e comunicare allo spettatore. Il più delle volte questo fine è di carattere narrativo, nel senso che il movimento serve a sviluppare il racconto del film mostrando nuovi elementi. Un primo piano di una persona seduta alla sua scrivania può comunicare lo stato d’animo di un soggetto, ma per fare conoscere la sua famiglia, i suoi hobby, il tipo di lavoro che svolge, può essere utile ricorrere a una panoramica che passa in rassegna le foto che ha intorno, i libri, gli appunti, gli oggetti. In altri casi, invece, un movimento di macchina può servire a connotare lo stato d’animo o il carattere di un personaggio. Se durante una dichiarazione d’amore fatta da un uomo a una donna nel corso di una passeggiata in un bosco, un carrello in orizzontale va a nascondere la macchina da presa dietro gli alberi, a inserirli cioè continuamente davanti alle due figure umane, questo movimento farà intendere che nelle parole di lui c’è un qualche elemento di reticenza. Così come il movimento tende a coprire lo sguardo della macchina da presa, allo stesso modo, al di là di quanto sta dicendo, il personaggio nasconde qualcosa. Questo significa cioè che molte volte un movimento di macchina può suggerire informazioni allo spettatore che vanno oltre o addirittura negano quanto affermato dai dialoghi.

L’ esempio qui sotto è tratto da un film, C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone. Prima di arrivare a questo primo piano di Robert De Niro, la macchina da presa ha seguito un movimento di dolly partito dall’alto per scendere in verticale, fino a inquadrare il volto del personaggio ma anche per spiegare come la telefonata che sta facendo è un’autentica immersione nel passato. L’uomo, infatti, scomparso per trent’anni e da tutti creduto morto, ritorna in città e telefona a un amico per riferirgli cosa gli sia accaduto in un periodo di tempo così lungo.


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