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Come partire



Il teatro in lingua originale
Chi sono gli insegnanti che, con entusiasmo e spesso molta fatica, decidono di dedicarsi al laboratorio teatrale? Ovviamente sono quegli insegnanti che, all’amore per la loro materia, aggiungono un interesse specifico, una passione per il teatro. Molti sono professori di lettere ma, sempre più spesso, anche insegnanti di latino, greco o lingua straniera. Questi ultimi, quasi sempre, si lanciano in una sfida professionale e pedagogica piuttosto ardua: far recitare le opere ai ragazzi in lingua originale. È infatti sempre più frequente trovare, nelle rassegne di teatro scolastico, testi di Shakespeare, di Rabelais o di Brecht recitati nelle lingue madri dei rispettivi autori. Coloro che vogliano lanciarsi in questa avventura, certamente difficile, tengano presente che, sia per loro che per i ragazzi, il lavoro da svolgere sarà doppio, data la difficoltà di padroneggiare, memorizzare, pronunciare una lingua diversa da quella madre. Tuttavia, ciò che appare impossibile è, spesso, solo molto faticoso: un gruppo di ragazzi particolarmente portati per la lingua in questione e con facilità di memorizzazione possono portare a termine l’impresa con successo.

Il teatro dialettale
Anche il teatro dialettale vive un momento di grande rinascita, specie in alcune regioni come la Campania, il Veneto, il Trentino Alto Adige, in cui molti insegnanti decidono di far scoprire o riscoprire ai giovani il dialetto dei loro nonni. Va da sé che, nel caso della Campania, la drammaturgia locale è talmente vasta e di qualità così alta che c’è solo l’imbarazzo della scelta tra il mettere in scena un Raffaele Viviani piuttosto che un Eduardo de Filippo o un Eduardo Scarpetta, ma anche altre regioni hanno un patrimonio dialettale di tutto rispetto. La scelta del dialetto, tuttavia, comporta le stesse difficoltà delle opere recitate in lingua straniera, a meno che i ragazzi prescelti non abbiano grande dimestichezza con il vernacolo (eventualità abbastanza probabile per alcune regioni italiane in cui, per tradizione locale e/o familiare, il dialetto è ancora considerato la principale forma di espressione linguistica). La commedia dialettale, in ogni caso, consente anche la riscoperta delle proprie radici e dell’appartenenza all’area geografica di riferimento: il dialetto, infatti, non è solo un modo di esprimersi, ma contiene in sé anche parte della storia, delle tradizioni, dei pregi e dei difetti di un popolo che la lingua locale ancora conserva.

Per coloro che sono alle prime armi
Per coloro che sono alle prime armi e che devono ancora acquisire esperienza, consigliamo comunque di optare per la scelta più facile, ovvero un testo recitato in italiano, possibilmente scenograficamente scarno e che non necessiti di particolari elaborazioni registiche e/o spettacolari. In questo senso, per i principianti, l’ideale è partire con un recital di poesie, oppure da brevi monologhi estratti da opere. Per esempio, si può scegliere una carrellata sul teatro di Shakespeare con il monologo di Amleto, la scena del balcone di Romeo e Giulietta, la scena dell’uccisione dal Giulio Cesare e via dicendo. Oppure, si può optare per un collage di scene per ripercorrere la breve storia del teatro dell’assurdo o, ancora, si può scegliere un argomento da sviluppare attraverso scene estratte da opere di epoche ed autori diversi: il dialogo amoroso, la morte, la festa, il potere, il conflitto uomo-donna, la guerra, l’amore materno e così via. Una scelta del genere è possibile anche per un recital di poesie che, invece di essere dedicato ad una singola opera (per l’esempio l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters) o ad un solo autore (per esempio Giacomo Leopardi), può sviluppare un singolo argomento attraverso i secoli e i diversi autori, magari illustrandone l’evoluzione con brevi interventi parlati, con la proiezione di diapositive o foto, con musiche scelte ad hoc.


William Shakespeare (1564 -1616).

Consigli di lettura
Per coloro che si sentono particolarmente insicuri e che vogliano programmare l’impresa con un certo anticipo, sentendosi guidati passo per passo, consigliamo la lettura di Claudio Chillemi, Fare teatro a scuola. Manuale per la realizzazione di un laboratorio teatrale, L’Almanacco Editore, 2004.
Inoltre elenchiamo qui di seguito altri titoli che possono essere di prezioso aiuto per gli insegnanti:
•Roberto Frabetti, 200 e uno... giochi, esercizi e riflessioni per un laboratorio teatrale, Pendragon, 2006
•Marina Savoia, Tutti in scena. Il gioco teatrale: esercizi e testi di laboratorio, Salani, 2007
•Bruna Campolmi, Teatro, scommessa educativa. Tecniche teatrali e di drammatizzazione per bambini, ragazzi e adulti, Junior, 2007
•Rosa di Rago, Il teatro della scuola. Riflessioni, indagini ed esperienze, Franco Angeli, 2001
•Alfio Fichera, Educazione e Teatro. Teatro di animazione, teatro didattico, animazione teatrale, sceneggiature, Edizioni del Cerro, 2003.


Creare la compagnia teatrale
La maggior parte degli insegnanti che vuole condurre un laboratorio teatrale mette un annuncio in bacheca affinché i ragazzi possano iscriversi all’attività. Ma a parte gli attori, di chi si avrà bisogno? Una compagnia teatrale, di solito, è formata da attori, un tecnico audio luci e, il più delle volte, dai macchinisti, cioè coloro i quali montano e smontano le scenografie, spesso adattandole anche ai teatri ed ai luoghi in cui la compagnia di esibisce. Altre figure professionali intervengono solo nelle fasi antecedenti la messa in scena vera e propria. In particolare:
•il regista, quando non è anch’egli un attore, interviene solo nella fase delle prove, dando la sua impronta allo spettacolo;
•lo scenografo, che pensa e realizza le scene;
•la sarta o costumista (o, più raramente, il sarto) che fa i costumi di scena;
•il trovarobe, ovvero quella figura professionale che, secondo le indicazioni dello scenografo, reperisce gli oggetti, le suppellettili ed i mobili necessari alla messa in scena;
•il truccatore, per gli spettacoli in cui il trucco ha particolare rilievo. In genere gli attori teatrali si truccano da soli, ma spesso seguendo le indicazioni di un truccatore professionista che insegna loro quel particolare trucco, per quella determinata messa in scena.

Immagine dal musical Cats, scritto nel 1981 da Andrew Lloyd Webber, è basato sul volume di poesie Il libro dei gatti tuttofare di Thomas Stearns Eliot. I protagonisti umani, per trasformarsi in mici, hanno bisogno della consulenza e dell’opera di un truccatore professionista.



Tutte le figure professionali sopra citate svolgono il loro lavoro autonomamente, ma sempre su indicazioni, più o meno precise, del regista. L’insegnante tenga quindi in considerazione l’idea che, per semplificare le cose, sarà bene cercare anche ragazzi che, pur non avendo il desiderio di recitare, possano contribuire alla messa in scena con le loro capacità manuali e/o artistiche. In particolare, è consigliabile trovare chi sappia lavorare con il legno (per parti di scenografia, quando è necessario), chi sappia eventualmente dipingere (sempre per le scene), qualche ragazza che sappia ricavare un costume, anche se rudimentale, da un vecchio abito o da un pezzo di stoffa e, infine, qualcuno che si occupi di reperire oggetti vari (trovarobe). Questo, oltre che a rendere meno faticoso il lavoro dell’insegnante (e dell’eventuale regista) sarà per i ragazzi un eccellente esempio pratico di ciò che il teatro realmente è: un’attività artistica supportata e resa possibile solo dalla confluenza di varie competenze artigianali, da una buona dose di creatività, dalla capacità di trovare soluzioni originali.


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