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I RUOLI

Una volta scelto il testo da rappresentare, il regista o l’insegnante assegneranno i ruoli ai ragazzi. In questa fase, è bene che l’insegnante, se non si avvale di un regista, tenga presente alcune variabili, come:

le particolarità fisiche

a) entusiasmo, buona volontà e passione non sono sufficienti a garantire una buona riuscita della performance attoriale; chi si appresta ad interpretare una parte necessita soprattutto di due qualità: capacità espressive e memoria. Le capacità espressive, del volto e del corpo più in generale, sono caratteristiche imprescindibili: un ragazzo che si vergogna del proprio corpo, che solitamente si muove a scatti o in maniera goffa o che ha un’espressione indecifrabile avrà sicuramente molte più difficoltà nel recitare di un adolescente che si trova a proprio agio nel suo corpo, che ha una mimica facciale intensa. A questo proposito, va sottolineato che l’espressione del volto, la capacità di “vestire maschere” espressive diverse non è esclusivamente frutto di abilità od esperienza: ci sono volti che, grazie alla particolare muscolatura o ad una certa conformazione ossea del viso sono più espressivi di altri. Ognuno di noi può comprendere questo se pensa ad attori/ attrici particolarmente versatili e, di contro, ad attori/attrici che, non solo a causa di uno stereotipo registico, ma anche perché posseggono determinate particolarità fisiche e/o facciali, vestono spesso gli stessi panni (il cattivo, la bellona, lo stupido, l’intellettuale, l’indifferente, etc.)
b) l’aspetto fisico ha una sua importanza esclusivamente per ciò che si è detto nel paragrafo a), ma non è necessaria la cosiddetta “bella presenza”: una persona non bella può essere molto più espressiva di una bellezza statuaria. Ovviamente anche il look ha una sua importanza: a meno che non ci si voglia avventurare nel teatro sperimentale o underground, è inutile dire che uno Zio Vanja con il piercing al naso è inopportuno, così come una Giulietta coi capelli viola o rapata a zero
c) restando nell’ambito di particolarità fisiche, è invece molto importante la voce: un timbro sgradevole, stridulo, nasale, può avere effetti di comicità involontaria. I ragazzi selezionati, inoltre, dovranno essere in grado di parlare ad un tono di voce alto, con una pronuncia chiara.


Franca Valeri (1920), da giovane, ha incarnato spesso i panni della bruttina snob.



le particolarità psicologiche
a) chi vuole recitare non può prescindere da una buona, quando non ottima, capacità di memorizzare delle sequenze di parole. Come gli insegnanti sanno bene, la memoria non funziona per tutti allo stesso modo, così come esistono vari tipi di memoria (visiva, olfattiva, affettiva, specializzata, etc.). Da decenni, come è noto, nelle scuole si è persa quasi del tutto l’abitudine di far imparare a memoria le poesie: sia la non dimestichezza che la mancanza assoluta di questo genere di esercizio può rendere ardua la memorizzazione delle battute ed influire negativamente su una significativa presenza della memoria linguistica nei ragazzi di oggi. Nel nostro caso, invece, è proprio necessaria una buona memoria linguistica unita alla capacità di sincronizzare le parole alle azioni, dato che la maggior parte delle opere teatrali richiede movimento. La memoria, com’è noto, si può esercitare e, a questo proposito, ricordiamo che esistono manuali che illustrano come potenziare le capacità di memorizzazione anche se, nel nostro caso, chi necessita di un training di questo tipo parte certamente molto svantaggiato rispetto a chi, per sua natura, ha facilità a ricordare
b) la capacità di immedesimarsi negli altri è, anche questa, una qualità imprescindibile, visto che in questo contesto nessuno recita se stesso. Per capacità di immedesimazione non intendiamo solo la capacità di identificarsi con gli altrui sentimenti (requisito comunque indispensabile per una buona riuscita scenica) ma anche quella di assumere le mosse, i tic, le pose del personaggio interpretato
c) l’insegnante sia cauto, inoltre, nell’accettare senza riserve la candidatura di ragazzi particolarmente istrionici: chi è brillante, spiritoso, arguto, magari anche un po’ egocentrico o megalomane può infatti essere difficile da gestire quando deve calarsi in un ruolo preciso, diverso dal suo. Magari questo tipo di ragazzo diventerà in futuro un mattatore ma, per una prima esperienza d’attore, è forse il genere di alunno più difficile da gestire. In altre parole, non sempre una personalità spiccata e/o “naturalmente” teatrale è adatta, proprio per le ragioni esposte al punto b), ad identificarsi negli altri.
d) l’eventuale timidezza, invece, non deve spaventare l’insegnante: che molti attori professionisti siano patologicamente timidi nella vita privata è, spesso, un luogo comune paradossalmente vero. Per alcune persone timide, infatti, l’esibirsi davanti ad una platea è meno imbarazzante che trovarsi come ospiti ad una festa privata, così come un provino davanti a cento persone estranee è più facile da affrontare che non la recita di una poesia in famiglia.

Paolo Poli (1929) nei panni di Caterina de’ Medici (2000). L’attore ha spesso e volentieri interpretato ruoli femminili.



Al fine di valutare tutti questi elementi e scegliere i ruoli, consigliamo di organizzare dei provini. Per valutare velocemente le capacità di memorizzazione e di espressività (vocale e mimica) suggeriamo un primo provino, nel quale l’insegnante può richiedere semplicemente la recitazione di una poesia a memoria (preferibilmente non una sola per tutti, ma diversa per ciascuno di loro), da imparare in un arco di tempo ragionevole. In questa fase, l’insegnante può già rendersi conto di chi può essere in grado di recitare e di chi, almeno al momento, sembra negato per la recitazione. Il secondo provino, invece, può già basarsi su un brano dell’opera teatrale da mettersi in scena. L’insegnante, in questa seconda selezione, può valutare ancora meglio le potenzialità dei ragazzi, i punti sui quali ognuno dovrà lavorare maggiormente (intonazione, postura, memoria, emotività, etc.) e cominciare a ragionare sui ruoli da assegnare. In relazione al punto d), è consigliabile fare provini allargati, con la presenza non solo del potenziale gruppo di attori, tecnici etc., ma eventualmente invitando altri studenti, insegnanti, genitori, in modo da valutare l’impatto di una presenza consistente di persone sui ragazzi timidi e preparare gli altri all’esibizione. In questo modo i provini diventeranno una sorta di “battesimo del palco”, un vero e proprio test sulla capacità dei ragazzi di gestire la propria emotività nel contesto di un’esibizione pubblica.

I personaggi
La recitazione, a teatro come al cinema, è dare corpo e voce ad un personaggio. È ovvio che, come si è detto nella sezione precedente, le caratteristiche fisiche e psicologiche di ognuno possono adattarsi meglio a questo o a quel ruolo, ma chi è più portato all’immedesimazione e al trasformismo potrà anche incarnare ruoli molto lontani dalla sua reale identità. Va da sé che il regista o l’insegnante dovranno fare i conti col materiale umano a disposizione, tuttavia in questa fase è consigliabile lasciare un certo spazio alla fantasia: l’età dei ragazzi non è ovviamente modificabile, ma con vestiti adatti, un trucco particolare ed una certa abilità interpretativa, un sedicenne può anche diventare un convincente nonno, così come un’energica ragazza può trasformarsi in un agile Romeo. Non dimentichiamo che, sul palco, abbiamo visto e vediamo Madame Butterfly di origine veneta o sarda, un’ infinita serie di Otello che, al naturale, sono più pallidi di un lenzuolo, splendidi e grandi seduttori che, nella realtà, sono omosessuali dichiarati, e così via. L’arte del recitare è, infatti, la capacità di assumere un ruolo diverso dal proprio, indipendentemente dall’età, dal carattere, dall’aspetto fisico e, talora, anche dal sesso e dall’appartenenza etnica. Ovviamente nella scuola odierna, così caratterizzata dalla presenza, specie in talune regioni, di alunni provenienti da altre aree del mondo, questa apertura mentale, questa capacità di “vedere” le potenzialità interpretative oltre l’apparenza è ancora più importante. Un personaggio teatrale ha, in certa misura, vita autonoma: acquista forma tramite le caratteristiche che l’autore gli ha attribuito (carattere, condizione, stato emotivo, problematica esistenziale) e l’attore, se è bravo, può incarnarlo in maniera convincente anche se ha gli occhi a mandorla o la pelle più scura.

Il trasformista Arturo Brachetti (1957). L’attore torinese è divenuto famoso in tutto il mondo grazie alla sua abilità di trasformarsi in personaggi diversi nello spazio di pochi secondi.


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