| Thriller
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Come si riconosce?
Il thriller è un genere cinematografico che si caratterizza per il clima di suspense che crea nello spettatore. Le storie narrate dal thriller, cioè, a causa della loro imprevedibilità, suscitano in chi guarda una forte tensione. La suspense diventa addirittura prioritaria rispetto alla stessa narrazione: il thriller, contrariamente a quanto accade nel giallo, si può anche permettere di non fornire spiegazioni e giustificazioni alle vicende narrate. L’importante è che lo spettatore si senta coinvolto. Una delle sequenze più celebri del thriller, tratta da Psyco di Alfred Hitchcock. Il film racconta la vicenda di un’impiegata di un’agenzia immobiliare che, dopo aver sottratto a un cliente una consistente somma di denaro, fugge per raggiungere il fidanzato. Nel corso della fuga in auto si ferma in un motel per trascorrere la notte. Prima di andare a letto si infila sotto la doccia e qui, in un ambiente che tutti gli spettatori possono percepire come comune, viene aggredita e uccisa in maniera assolutamente ingiustificata e inattesa. Lo spettatore infatti non soltanto non trova ragione dell’aggressione, ma soprattutto non si aspetta che all’improvviso, appena a metà del film, quella che fino ad allora era stata la protagonista, venga fatta morire. Del film esiste anche una versione molto fedele, realizzata a quarant’anni di distanza dalla prima uscita, dal regista Gus Van Sant. Un'immagine della celebre sequenza dell’assassinio nella doccia, da Psyco (1960), di Alfred Hitchcock (immagini successive della seguenza:1, 2, 3, 4). ![]() La paura suscitata dal thriller, poi, non va riferita a eventi soprannaturali, come accade nell’horror, ma è uno stato razionale legato a situazioni comuni. Un sottogenere del thriller è lo psicothriller. Nei film appartenenti a questo sottogenere il racconto procede su due piani: accanto al puro e semplice sviluppo narrativo, c’è quello che riguarda l’indagine psicologica di un personaggio. Spesso tale indagine diventa una sorta di metafora o di chiave interpretativa della vicenda principale. Ad esempio Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme è uno psicothriller esemplare. I suoi personaggi sono due: una giovane e inesperta poliziotta chiamata a indagare su un assassino seriale; uno psichiatra antropofago, impersonato da Anthony Hopkins, rinchiuso in carcere, che accetta di aiutarla a patto che la giovane donna gli racconti la sua storia e quindi l’origine delle sue paure. In questo modo l’indagine poliziesca avanza in parallelo all’analisi psicologica di chi la conduce, per arrivare a dimostrare come le risposte ai mali sociali vanno trovati nell’animo di ognuno. Come si realizza? Le inquadrature preferite dal thriller sono tante, ma tutte accomunate dal clima di suspense, da un pericolo improvviso che sta per colpire un uomo qualunque, senza che questi sappia in alcun modo giustificarlo. Pensiamo, per esempio, a un uomo, in campo lungo, inseguito da un gruppo di loschi figuri. Poi, con una carrellata a seguire vediamo l’uomo mentre di corsa sale su un tetto, mette un piede in fallo e scivola giù, salvandosi per miracolo grazie a una grondaia a cui si aggrappa: un’inquadratura a piombo a quel punto mostra il precipizio sotto di lui. Quindi il racconto procede in parallelo mostrando ora l’uomo che lentamente sta risalendo sul tetto per mettersi in salvo, ora una vite che tiene la grondaia bloccata e che lentamente sta cedendo. Il meccanismo vincente della suspense è tutto qui: il personaggio non sa cosa realmente sta rischiando e per questo non si affretta a saltare nuovamente sul tetto. Lo spettatore, invece, è l’unico che conosce il pericolo imminente e per questo prova una tensione crescente e farebbe qualunque cosa per comunicarlo al povero malcapitato. Alfred Hitchcock è il regista che, più di altri, ha codificato le caratteristiche del genere. In ogni suo film, infatti, si possono rintracciare le situazioni narrative preferite dal genere. Il film La donna che visse due volte (1959) inizia proprio con un inseguimento di un ladro da parte di un detective (interpretato da James Stuart), che poi scivola e rischia di cadere dal tetto di un alto palazzo. In Intrigo internazionale (1959), invece, il protagonista, Roger Thornhill (interpretato da Cary Grant), è un comune agente di pubblicità, arrestato per aver guidato in stato di ubriachezza. Dalla storia che racconta alla polizia emerge una storia incredibile. Mentre si trovava in un albergo di New York, era stato rapito da due uomini, portato in una villa, interrogato, costretto a bere del whisky e spinto a guidare un’automobile da corsa: si voleva evidentemente farlo morire in stato di ubriachezza. Thornhill ricorda che i suoi rapitori si rivolgevano a lui chiamandolo George Kaplan, segno evidente che lo avevano scambiato per qualcun altro. Inizia così una vicenda che condurrà il povero agente pubblicitario all’interno di un complicato intrigo, che coinvolge organizzazioni internazionali e soprattutto interessi molto più grandi di lui. Il regista Alfred Hitchcock.. ![]() Quali personaggi utilizza? Il thriller permette allo spettatore di esprimere le proprie paure, di dar loro forma e di condividere con i personaggi del film le stesse fobie. Proprio per questo è fondamentale che il protagonista sia una persona il più possibile comune, con la quale lo spettatore può immedesimarsi. Così, quando lo spettatore ha fatto la conoscenza del personaggio, lo comincia a sentire familiare e ne segue le sorti con coinvolgimento, proprio a quel punto il protagonista viene investito da una serie di difficoltà insormontabili: dal complotto all’aggressione, all’accusa infondata di omicidio, alla paura incontrollata verso un killer. Di fronte a queste difficoltà il protagonista, così come l’uomo comune, reagisce manifestando le proprie paure in vari modi: vertigini, attacchi di panico, ansia, perdite d’identità, claustrofobia. Nel film Le verità nascoste (2000) di Robert Zemeckis, il meccanismo di suspense del thriller, mutuato da Hitchcock, appare esemplare. Il film racconta la storia di una donna qualunque (interpretata da Michelle Pfeiffer), che conduce una vita serena accanto al suo secondo marito (cui presta il volto Harrison Ford), un affascinante e facoltoso genetista con cui si è sposata dopo essere rimasta vedova. La donna trascorre noiose giornate nella sua bella villa sulle rive di un lago. Poi, un giorno comincia a spiare la coppia di vicini che litiga costantemente e arriva a pensare che lei sia stata uccisa da lui. Nella sua vita tranquilla irrompono così fenomeni particolari, porte che cigolano, rumori, presenze sinistri, quasi da film horror. Ma è una traccia narrativa che depista lo spettatore. La verità verrà lentamente a galla grazie al rinvenimento di alcuni dettagli, che faranno cogliere alla donna la vera origine della sua paura e del suo malessere, insieme all’ombra di un tradimento da parte del marito. Fino a quando una sera, mentre sta facendo il bagno in vasca, lui cerca di ucciderla… A differenza del thriller, che elegge a protagonista le vittime dell’aggressione, lo psicothriller si concentra in particolare sul serial killer, vale a dire sull’assassino seriale, psicopatico e spietato, le cui gesta diventano il motore stesso della narrazione. Questo personaggio alimenta la suspense perché il suo agire si presenta sempre apparentemente ingiustificabile, al punto da diventare l’emblema del frutto impazzito di una società, dalla quale in qualche modo trae origine, ma dalla quale evidentemente non è più controllabile e gestibile. In quali ambienti si svolge? Se i protagonisti del thriller sono tendenzialmente uomini comuni, appare naturale che anche luoghi del genere siano quelli in cui vivono, lavorano, si divertono tali personaggi i. In ogni caso, sia che si tratti di ville isolate di campagna sia di tranquilli condomini cittadini, questi ambienti nel corso della narrazione perdono la propria capacità protettiva, per esporre chi vi dimora a rischi e pericoli. Nel film Misery non deve morire (1990) di Rob Reiner la casa non soltanto è svuotata da capacità protettiva, ma diventa addirittura una sorta di prigione, in cui si consuma una lenta distruzione del protagonista. La vittima predestinata, in questo caso, è uno scrittore di successo che ha appena concluso un romanzo, nel quale ha deciso di far morire l’eroina che è stata già protagonista di molti suoi libri precedenti. Rimasto però coinvolto in un incidente stradale, viene soccorso da una donna, che lo trasporta nella sua casa per accudirlo. Lui è gravemente ferito ed è immobilizzato; lei è lusingata e felice di ospitarlo, anche perché è una sua fanatica ammiratrice. Proprio per questo lo scrittore le concede il privilegio di leggere il romanzo appena terminato. Appena però la donna – visibilmente squilibrata – scopre che la sua eroina muore, pretende dallo scrittore un finale diverso. Fino a quando ciò non avverrà non lo farà uscire di casa. Addirittura, per evitare tentativi di fuga, arriva a drogarlo e a spezzargli le caviglie. All’uomo non resta che assecondarla, in attesa dell’occasione giusta per fuggire. E quando si presenterà, nel finale, deve ingaggiare con la donna un drammatico confronto. Misery non deve morire (1990) di Rob Reiner, nell'immagine la protagonista, interpretata da Kathy Bates.. ![]() Analoga sorte spetta pure a quei luoghi aperti al pubblico, come teatri, stadi, ippodromi, in cui spesso si consuma il momento dell’aggressione; anche in questo caso, infatti, la presenza di una moltitudine di persone non impedisce al killer di turno di muovere il suo disegno criminale. Un film dove la scenografia diventa un tutt’uno con le trame tipiche del thriller è sicuramente L’uomo che sapeva troppo (1956) di Alfred Hitchcock. Racconta la storia di una coppia di turisti americani in Marocco coinvolta, come spesso accade nella narrazione del genere, in un complotto internazionale. Le immagini qui sotto si riferiscono al momento in cui la coppia riesce a sventare un attentato a un ambasciatore. Il tutto avviene in un teatro – la Albert Hall di Londra – in cui si sta svolgendo un concerto sinfonico. L’attentatore attende il suono dei piatti per fare in modo che nessuno, in sala, percepisca il colpo di pistola. Ma la coppia dei protagonisti (James Stuart e Doris Day) guardando in alto scorge l’arma da fuoco che spunta da dietro una tenda. La prima immagine della sequenza finale da L’uomo che sapeva troppo (1956) di Alfred Hitchcock. (Qui le altre immagini della sequenza: 1, 2, 3, 4).
Alcuni link utili: Psyco (1960); Il silenzio degli innocenti (1991); La donna che visse due volte (1959); Intrigo internazionale (1959); Zodiac (2007); Misery non deve morire (1990); L’uomo che sapeva troppo (1956). |
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| 22/10/08 | |