| Il western
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Come si riconosce?
Il genere western nasce per raccontare una storia con la «s» maiuscola: la nascita della nazione americana. Tale nascita viene vista in maniera mitica, come un progressivo avanzamento di una frontiera: l’uomo bianco, una volta civilizzato l’Est, allarga i confini della nazione americana con la conquista verso Ovest di nuovi territori. In questo modo la nascita della nazione americana diventa la corsa di una civiltà, di una cultura, di un progetto economico verso il Far West (letteralmente “lontano Ovest”). Conquistata la terra, infatti, l’uomo bianco può stabilirvisi, intraprendere attività, contrarre matrimonio, sulla base di un’organizzazione sociale sicura, dove non vige la legge del più forte, ma quella della pacifica convivenza civile. Tale conquista può essere espressa in vari modi, ma in ogni caso presuppone una conquista e uno scontro per ottenerla. In ogni film western, quindi, è presente uno schema narrativo di questo tipo, basato su un’avanzata di uomini “benedetti” dalla Storia e sulla resistenza di altri condannati dalla stessa. Un sottogenere tutto italiano del western è il cosiddetto “spaghetti-western” (o anche western all’italiana), un filone di film realizzati nel nostro paese negli anni Sessanta e Settanta, così definito in relazione al sangue sparso sulla scena, simile al sugo sugli spaghetti. Sottogenere povero, realizzato in luoghi simili ma meno dispendiosi del west americano (come il sud della Spagna, la Sardegna, il Lazio, il Nord Africa), lo spaghetti-western è anche caratterizzato a livello narrativo: contrariamente al western classico, infatti, ha quasi sempre per protagonista un antieroe, mosso da interesse e da denaro piuttosto che da motivazioni idealistiche.
Clint Eastwood, all’inizio della sua carriera, fu uno dei protagonisti indiscussi dello spaghetti-western. In particolare va ricordata la sua partecipazione alla cosiddetta trilogia del dollaro, diretta da Sergio Leone e con le colonne sonore firmate da Ennio Morricone: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il brutto e il cattivo (1966). A questa trilogia Leone aggiunse poi C’era una volta il West (1984), un affresco nostalgico su un’epopea al tramonto. ![]() Come si realizza? Il genere western predilige i grandi spazi, le distese sterminate verso cui si dirige il colonizzatore. Per riprenderli c’è bisogno di inquadrature lunghe, di campi il più possibile allargati. Per giungervi, invece, c’è bisogno di un viaggio, disseminato di pericoli e difficoltà, ma indirizzato verso una meta sicura. Spesso, poi, questo viaggio non è tanto un’avanzata verso una frontiera, quanto una caccia di bisontio di taglie, messe sulla testa di pericolosi delinquenti. In questo caso il western tralascia l’azione per diventare più intimista, perché il protagonista intraprende il confronto quasi sempre in maniera solitaria e quindi anche la struttura del racconto assume toni più intimi e le inquadrature che lo sostengono alternano piani ravvicinati (quello per esempio dell’uomo penserioso di fronte al fuoco) a campi più lunghi (quello per esempio delle soggettive con cui l’uomo controlla, dall’alto di una montagna, la posizione degli avversari). In altri casi la storia western inizia già all’interno di un villaggio e qui i protagonisti devono affrontare ugualmente un percorso costituito da ingiustizie da rimuovere e da prove da sostenere. Al termine del percorso, però, vedranno conquistato il diritto di risiedere e proliferare in quel luogo. In questo caso le scene assumono contesti diversi, potendo alternare i campi totali di un saloon ai piani ravvicinati della dimora del protagonista, fino ai campi più lunghi delle proprietà del tiranno di turno, che è necessario allontanare per fare regnare la giustizia nel villaggio. Ma la situazione narrativa più famosa del genere è quella definita come l’“arrivo dei nostri”. Quella che si determina, cioè, quando una carovana, un treno, un gruppo di uomini vengono presi d’assalto da guerrieri pellerossa, ma proprio quando la situazione appare disperata sopraggiunge l’esercito, o anche soltanto un manipolo di amici, che risolve la situazione. Una scena, questa, che richiede necessariamente, per assicurare tensione emotiva, un montaggio alternato, realizzato cioè mostrando alternativamente il gruppo in difficoltà e quello che sopraggiunge, fino al momento in cui le due situazioni si riuniscono con il definitivo “arrivo dei nostri”. Quali personaggi utilizza? Il personaggio principale del genere è il pioniere o il cowboy, termine che significa, letteralmente, "ragazzo delle mucche" (da cow = mucca e boy = ragazzo), cioè mandriano, uomo utilizzato nella conduzione del bestiame verso le zone di pascolo, alla sua protezione e al suo controllo. Più in generale, però, il cowboy nei film western diventa l’uomo semplice, in parte rude, ma dotato di grande coraggio e di eccezionale spirito di iniziativa. La faccia più famosa di cowboy, forse l’attore più rappresentativo del cinema western è John Wayne. Il suo sguardo fermo e la sua espressione incorrutibile sono diventati il tratto fisico tipico del genere. Da notare anche l’abbigliamento, ricorrente in quasi tutte le pellicole: cappello a falda larga per proteggere da sole, vento o pioggia; fazzoletto al collo; bretelle; stivali alti per proteggere gli stinchi e dotati di speroni rimuovibili; pantaloni stretti e resistenti, molto simili ai jeans. ![]() Intorno a lui ci sono personaggi che contrastano i suoi progetti e altri che lo sostengono. In questo senso il western è un genere rigoroso, che divide in maniera netta i “buoni” dai “cattivi”. Tra i “buoni” bisogna annoverare lo sceriffo che, con la sua stella in petto, impersona la legge ufficiale. Anche se non mancano casi in cui anche lo sceriffo, per debolezza o per incapacità, si fa corrompere, passando al servizio del politico, del grande allevatore o in generale della banda di delinquenti che tiene sotto controllo una città o un territorio. Un film esemplare di confronto tra buoni e cattivi, fonte di ispirazione di molti western, è quello tra lo sceriffo Pat Garrett e Billy the Kid (1973), alias Henry McCarty. Dal loro incontro-scontro Sam Peckinpah realizzò questo film intenso, impreziosito dalla colonna sonora del cantante Bob Dylan (che compare anche come attore), in cui Pat Garrett (interpretato da James Coburn), ormai avanti negli anni e stanco di difendersi dagli agguati e dalle sparatorie, accetta di dare la caccia al più giovane Billy (interpretato da Kris Kristofferson), cui in passato era stato legato da una profonda amicizia, per avere in cambio terre e bestiame offerte dai grandi allevatori della zona. Poco dopo anche lui morirà, ucciso dai sicari inviati da quegli stessi latifondisti che lo avevano assoldato contro Kid. La sua morte è la metafora della fine del vecchio West, quello dei pionieri e dei grandi spazi infiniti, del sogno immortale della libertà dell'uomo da tutto ciò che lo limita, mentre i grandi latifondisti rappresentano la modernità senza freni, destinata a conquistare anche questo angolo del mondo. Altro mitico personaggio del West è lo sceriffo Wyatt Earp, famoso per aver partecipato alla sfida all’Ok Corral, avvenuta il 26 ottobre 1881, verso le 14.30, vicino a Tombstone, in Arizona. In trenta secondi vennero sparati trenta colpi di pistola. Wyatt, Morgan e Virgil Earp insieme al loro amico Doc Holiday, un dentista e giocatore d’azzardo molto veloce con la pistola, duellarono contro Billy Claiborne, Frank McLaury, Tom McLaury, Billy Clanton e Ike Clanton. I due McLaury vennero uccisi, così come Billy Clanton. La sparatoria ha ispirato ben sedici film, tra cui Sfida infernale (1946) di John Ford con Henry Fonda, Sfida all’O.K. Corral (1957) di John Sturges con Burt Lancaster e Kirk Douglas, e i più recenti Tombstone (1993) di George P. Cosmatos con Kurt Russel e Val Kilmer, e Wyatt Earp (1994) di Lawrence Kasdan con Kevin Costner. Sono proprio questi gruppi di banditi, ovviamente, i primi da inserire nel gruppo dei “cattivi”, di coloro cioè che per sete di potere o semplicemente per difficoltà a integrarsi nel nuovo contesto sociale, finiscono per impersonare il Male. Ma tra i “cattivi” il più delle volte finiscono anche i pellerossa, gli occupanti originari dei territori del West, che vanno messi da parte per allargare la frontiera della civiltà. Nel tempo, però, anche i pellerossa sono stati oggetto di rivisitazione e trasformati da selvaggi sanguinari a rappresentanti di una razza sterminata ingiustamente. Le donne Genere per uomini duri, il western parla soprattutto al maschile. I personaggi femminili, quando ci sono, occupano ruoli funzionali alle finalità del genere. Tre le tipologie di donne ricorrenti ricordiamo: la moglie, che rappresenta il simbolo dell’insediamento del pioniere nel territorio la donna coraggiosa, quella che in mancanza del proprio uomo è in grado di prendere il fucile per difendere sé e le proprie terre la donna da saloon, con cui spesso il cowboy stringe sincere amicizie o dalla quale si deve guardare le spalle perché traditrice. In quali ambienti si svolge? Gli ambienti prediletti del genere sono molto ricorrenti. Il primo è rappresentato dalla natura impervia, che assumendo ora l’aspetto di un canyon pieno di insidie, ora di un fiume impossibile da guadare, ora di una distesa desertica resa inagibile dal sole e dalla sete, diventa una scenografia da cui sprigiona avversità e opposizione. Detto altrimenti, impersona un’altra di quelle prove che il cowboy deve affrontare e superare per realizzare il sogno della frontiera. Il luogo urbano preferito invece è il saloon, luogo di risse – spesso premessa all’inevitabile duello – e di bevute, ma anche palcoscenico ideale per l’entrata in scena del cowboy o di altri personaggi: i battenti che si aprono, il dettaglio dello stivale che avanza e l’espressione degli avventori del saloon fanno comprendere, prima ancora di averli visti in volto, il carattere e la considerazione pubblica dei personaggi. Come ambiente western ricorrente si può poi annoverare la fattoria, unica dimensione domestica del genere, quella in cui il cowboy si rinchiude con la propria donna e la propria famiglia, stabilendo quell’armonia aggredita dall’esterno da fuorilegge o da pellerossa. Un dollaro d’onore (1959) di Howard Hawks è una sorta di sintesi di tutti i temi fondamentali del western. Il protagonista, interpretato dall’attore-simbolo del genere, John Wayne, è alle prese con un gruppo di banditi capeggiati dal ricco latifondista del luogo. Quando lo sceriffo del villaggio arresta il fratello del potente, la sua banda inizia a commettere ogni sorta di crimine. Per fermarli, per riscattare la propria esistenza, lo sceriffo mette insieme una banda che annovera un ubriacone, un vecchio sciancato, un giovane pistolero e un'affascinante giocatrice d'azzardo. A proposito di pellerossa, poi, ci sono molti film che si spingono fin nei loro accampamenti, in alcuni casi per coglierne da vicino le tradizioni e per apprezzarne il rigore morale, in altri per seguire il cowboy fatto prigioniero. È evidente che i punti di vista di queste due situazioni sono opposti: nel primo caso il luogo di aggregazione dei pellerossa è il pretesto per valutarne il livello di civiltà e quindi dell’ingiustizia perpetrata con la loro scomparsa; nella seconda serve per mostrare l’aspetto selvaggio e incivile di una razza, destinata a essere messa da parte per far spazio all’avanzata dell’uomo bianco verso il West. Alcuni link utili: una rassegna di film western dal 1895 a oggi. |
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| 22/10/08 | |